IL VALORE DELLA “PARITÀ” SCOLASTICA

Di Gerolamo Fazzini, giornalista - Quando si è trattato di iscrivere Luca, il nostro primo figlio, alla primaria, abbiamo pensato quale soluzione sarebbe stata la migliore per lui e, soprattutto, per la seconda figlia, Ana Maria, adottata in Colombia all’età di tre anni. Abbiamo quindi scelto, per entrambi, una scuola paritaria e lo stesso abbiamo fatto nelle tappe successive. Non ce ne siamo pentiti. Anzi!

Se ho accettato di scrivere questo breve contributo - che ho immaginato più come una testimonianza che una riflessione teorica – è, in primis, perché sono grato alle scuole paritarie che ho frequentato (a partire da quella delle Comboniane a Verona dove ho fatto i primi quattro anni delle “elementari”), a quelle che hanno frequentato i miei figli, a quella (l’Istituto Maria Ausiliatrice di Lecco) dove - da qualche anno - sto vivendo l’esperienza di insegnare Storia in un Liceo delle scienze umane e a quelle che fanno parte dell’Associazione CIOFS Scuola FMA ETS perché c’è in tutte,  e si respira entrando, la potenza e la vitalità dell’ispirazione salesiana di cui in famiglia ho sentito parlare e dai racconti delle mie sorelle ho intuito la caratteristica.

Non parlo di “parità” per sentito dire, dunque, ma in nome di un’esperienza concreta, che provo a dire in sintesi. In primo luogo nelle “nostre” scuole ho sempre respirato una pedagogia intrisa di libertà: una pedagogia che insegna a guardare in alto, a osare; una pedagogia che addita valori, più che dettare regole astratte. In quarta superiore ci venne chiesto di commentare un brano di Flaubert, ripreso da Mario Pomilio in “Scritti cristiani”, nel quale troviamo questa bellissima espressione: «Credo che se si guardassero sempre i cieli si finirebbe con l’aver le ali». Non trovo migliore definizione dello spirito col quale si educa (o, almeno, si prova a farlo) in una scuola paritaria.

La passione per l’ideale è, direbbe Franco Nembrini, «l’ambiente in cui crescere i nostri figli». Questa pedagogia - in una scuola paritaria – diventa il vero collante del progetto educativo, sul quale si innestano i percorsi didattici e le varie opportunità formative. L’unità profonda fra educazione alla vita e maturazione sotto il profilo didattico non è un traguardo esclusivo delle scuole paritarie, ma laddove si costruisce una forte unità di intenti tra prof., pur nella diversità delle storie, risulta più facile il dialogo e più fecondo il lavoro.

La mia esperienza è quella di uno che ha toccato con mano il valore e l’incidenza che la scuola paritaria, specie se di matrice cattolica, ha lasciato, lascia e lascerà nel tessuto sociale, culturale, economico e politico del nostro Paese. Per questo, avverto con un certo fastidio certi sterili “ragionamenti” e distinguo fra scuola statale e non statale. Faccio mia, al contrario, la lezione di un grande politico, Luigi Berlinguer, ex ministro dell’Istruzione e autore della legge 62/2000 sulla parità scolastica. Nel 2015 pronunciò parole che risuonano verissime ancora oggi: «La scuola è sempre pubblica, perché alleva delle creature. L’ossessione che nel nostro Paese divide le due realtà è ormai vecchia come il cucco: scuola paritaria e pubblica sono la stessa cosa. Ormai è arrivato il momento di parlare dell’apprendimento, di come sollecitare la curiosità degli studenti, di come lasciare libere tutte le scuole di sviluppare le proprie potenzialità».  Faccio di nuovo appello all’esperienza: quando, due anni fa, organizzammo la mostra “Giovani protagonisti”, coinvolgendo tutte e 12 le scuole secondarie di secondo grado della città di Lecco, risultò evidente che la sfida vera è proprio quella indicata da Berlinguer: lasciare libere tutte le scuole di sviluppare le proprie potenzialità.

Tutto bello, dunque? Nemmeno per idea. Se posso sommessamente avanzare un suggerimento, chi ha la responsabilità di guidare le scuole partitarie oggi mi pare chiamato ad affrontare un problema non da poco, ossia un certo turn over che tuttora si registra nel corpo docente, a motivo delle condizioni economiche di oggettiva disparità fra chi lavora per le scuole statali e chi per le paritarie. Già oggi tante e tanti scelgono di restare nella scuola non statale pur perdendoci economicamente; tuttavia, per quel che vedo, c’è un supplemento di motivazione ideale e di incentivi (non di natura economica) che si potrebbero mettere in campo per migliorare la situazione anche sotto questo profilo.

Infine, I have a dream. Sogno, con il CIOFS Scuola FMA ETS, una scuola paritaria dove in classe ci siano anche Yusuf e Fatima, dove studino anche figli di immigrati, ragazzi stranieri di seconda generazione la cui presenza costituirebbe un apporto prezioso, in un mondo sempre più multiculturale e multireligioso. Sogno borse di studio che permettano a famiglie non abbienti di iscrivere i loro figli nelle nostre scuole. Sogno una scuola sempre più specchio della società, capace di declinare i valori di sempre, bussola e riferimento sicuro, nella situazione magmatica di oggi. I grandi educatori, don Bosco, Maddalena Morano, e tanti tanti altri, ci hanno insegnato che è difficile, ma non impossibile.


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